Elenco blog personale
mercoledì 22 aprile 2015
NESSUNO, il prezzemolo della politica.
Ulisse lo avrebbe chiamato “NESSUNO”, personaggio che utilizza la denigrazione verso gli immigrati e verso i ROM per le sue campagne elettorali, consapevole del disagio sociale che i cittadini italiani hanno verso queste persone, sostenuto da una crisi che storicamente mette in guerra i bisognosi per un frammento di diritto.
Il suo atteggiamento ricorda troppo spesso le epoche passate, quando venivano internati i ROM e chi disturbava l’opinione pubblica, alimentando i corsi e ricorsi storici che potrebbero innescare rabbia e odio verso altri cittadini.
Ma qui stiamo parlando di nessuno, del progetto del niente, di un personaggio che nessuno vuole, ma tutti cercano per esaltare le sue azioni della ricerca della violenza urbana.
Ma per evidenziare nessuno, bisogna ignorarlo, bisogna pensare come qualcuno “fatti gli affari tuoi” (Mind Your Own business), pensa a te stesso e prova a mettersi nei panni di chi ha bisogno di aiuto.
Certo dobbiamo trovare soluzioni, ma per evitare altri morti, bisogna dedicare il proprio tempo al prossimo e ignorare il nessuno che avanza per renderlo innocuo all’opinione pubblica.
Il prezzemolo si mette da tutte le parti, ma in questo caso non serve perché miglior testo possa interpretare il momento: «nulla nessuno in nessun luogo mai».
martedì 21 aprile 2015
SPORCHI E CATTIVI, MA SIAMO SICURI CHE LO SIANO?
Tutti i giorni guardiamo alla televisione immigrati che vengono in Italia per cercare sicurezza e un futuro, attualmente assente nei propri paesi oppressi dalle dittature e dalla povertà. Provengono da numerose parti del mondo, Cina, Siria, Romania, Albania, Cile, Senegal, Etiopia, Libia, ognuno con una storia diversa, ma ognuno alla ricerca della libertà o di un benessere che gli sfugge, ma chi sono in genere queste persone? Forse leggendo queste poche righe potremmo capire tante cose:
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".
Chiunque leggendo potrebbe accostare la storia all’attualità dei nostri giorni, ma in realtà è una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
Noi eravamo gli immigrati del secolo scorso, dove scappavamo dalla povertà, dalla fame, in cerca di fortuna, ma che trovavamo linciaggi, proclami razzisti, leggi restrittive, verso milioni di nostri emigrati. Molti rimasero vittime di cieca violenza, per le colpe di altri. Un'orda di selvaggi, brutti, sporchi e cattivi, da tenere a debita distanza, nei sudici ghetti delle grandi città, dagli Stati Uniti all'Australia, passando per l'Europa, il sentimento xenofobo contro gli immigrati italiani dilagò come un fiume in piena tra la fine dell'800 e i primi anni del ‘900, lasciandoci etichette di mafiosi. Titoli di giornali e proclami politici, bollavano i nostri connazionali come geneticamente tendenti alla criminalità, dunque pericolosi nel complesso, per la sicurezza civile.
Le storie di allora possono essere applicabili ai giorni nostri verso i nuovi stranieri, una similitudine di storie che dovrebbero far riflettere coloro che lanciano proclami contro gli invasori, senza capire che siamo tutti stranieri in un mondo senza confini. Oggi tutti si dividono tra buoni e cattivi, ma tutti corrono dietro gli interessi delle immigrazioni, i partiti, la mafia e le associazioni sono legati ognuno per lo stesso obiettivo ma con interessi diversi. Che questo interesse si possa catalogare come profitto facile, come opportunità di voti, come sfruttamento dei lavoratori, o come possibili sovvenzionamenti di soldi pubblici poco importa, gli immigrati vengono visti nell’immaginario come portatori di interesse privato.
Poco importa se poi qualcuno cade in mare, se scompare, se sparisce dalla faccia della terra, è un numero, rientra nella statistica annuale. Queste tristi vicende hanno permesso di produrre proclami di pietà da parte delle istituzioni con un pianto artificiale, hanno permesso di far guadagnare la mafia pagando anticipatamente migliaia di dollari per il viaggio della morte, hanno permesso alla politica di parlare del nulla in televisione, mentre in parlamento, luogo per creare le leggi gli stessi fanno scena muta.
L’uomo è andato sulla luna, riesce a colpire con un missile una casa in mezzo ad una città con precisione millimetrica, riesce a costruire aerei e navi militari a costi esorbitanti, ma non riesce a trovare idee per fermare questa carneficina che si ripete ad ogni primavera. Nel 2014 abbiamo avuto 3419 morti nel mediterraneo, troppi defunti alla ricerca della libertà, ma nessuno si è prodigato a proporre soluzioni, a studiare idee, a sfruttare il semestre europeo per evidenziare questo tema di proporzioni enormi.
Forse pensare ad una agenzia internazionale per migranti, forse mettere a disposizione una nave a costo accessibile per il viaggio, trovare collaborazione con le autorità del nord Africa potrebbero essere delle idee, sempre che ci sia la voglia di cercare soluzioni.
Quante repliche dovremo sopportare a questa farsa mediatica dei partiti, quanti finti pianti faranno sotto i riflettori della televisione, quanta ipocrisia uscirà nelle bocche di questi politici? Qualcuno li avvisi che nessuno ha chiesto il BIS, basta la prima.
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".
Chiunque leggendo potrebbe accostare la storia all’attualità dei nostri giorni, ma in realtà è una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
Noi eravamo gli immigrati del secolo scorso, dove scappavamo dalla povertà, dalla fame, in cerca di fortuna, ma che trovavamo linciaggi, proclami razzisti, leggi restrittive, verso milioni di nostri emigrati. Molti rimasero vittime di cieca violenza, per le colpe di altri. Un'orda di selvaggi, brutti, sporchi e cattivi, da tenere a debita distanza, nei sudici ghetti delle grandi città, dagli Stati Uniti all'Australia, passando per l'Europa, il sentimento xenofobo contro gli immigrati italiani dilagò come un fiume in piena tra la fine dell'800 e i primi anni del ‘900, lasciandoci etichette di mafiosi. Titoli di giornali e proclami politici, bollavano i nostri connazionali come geneticamente tendenti alla criminalità, dunque pericolosi nel complesso, per la sicurezza civile.
Le storie di allora possono essere applicabili ai giorni nostri verso i nuovi stranieri, una similitudine di storie che dovrebbero far riflettere coloro che lanciano proclami contro gli invasori, senza capire che siamo tutti stranieri in un mondo senza confini. Oggi tutti si dividono tra buoni e cattivi, ma tutti corrono dietro gli interessi delle immigrazioni, i partiti, la mafia e le associazioni sono legati ognuno per lo stesso obiettivo ma con interessi diversi. Che questo interesse si possa catalogare come profitto facile, come opportunità di voti, come sfruttamento dei lavoratori, o come possibili sovvenzionamenti di soldi pubblici poco importa, gli immigrati vengono visti nell’immaginario come portatori di interesse privato.
Poco importa se poi qualcuno cade in mare, se scompare, se sparisce dalla faccia della terra, è un numero, rientra nella statistica annuale. Queste tristi vicende hanno permesso di produrre proclami di pietà da parte delle istituzioni con un pianto artificiale, hanno permesso di far guadagnare la mafia pagando anticipatamente migliaia di dollari per il viaggio della morte, hanno permesso alla politica di parlare del nulla in televisione, mentre in parlamento, luogo per creare le leggi gli stessi fanno scena muta.
L’uomo è andato sulla luna, riesce a colpire con un missile una casa in mezzo ad una città con precisione millimetrica, riesce a costruire aerei e navi militari a costi esorbitanti, ma non riesce a trovare idee per fermare questa carneficina che si ripete ad ogni primavera. Nel 2014 abbiamo avuto 3419 morti nel mediterraneo, troppi defunti alla ricerca della libertà, ma nessuno si è prodigato a proporre soluzioni, a studiare idee, a sfruttare il semestre europeo per evidenziare questo tema di proporzioni enormi.
Forse pensare ad una agenzia internazionale per migranti, forse mettere a disposizione una nave a costo accessibile per il viaggio, trovare collaborazione con le autorità del nord Africa potrebbero essere delle idee, sempre che ci sia la voglia di cercare soluzioni.
Quante repliche dovremo sopportare a questa farsa mediatica dei partiti, quanti finti pianti faranno sotto i riflettori della televisione, quanta ipocrisia uscirà nelle bocche di questi politici? Qualcuno li avvisi che nessuno ha chiesto il BIS, basta la prima.
sabato 11 aprile 2015
UNA POLITICA SORDA E' UNA POLITICA IRRESPONSABILE
Il 10 Aprile, nella sala consiliare del Comune di Livorno si è svolta la cerimonia di commemorazione della strage del Moby Prince, avvenuta 24 anni fa.
Erano presenti le autorità dello Stato, Sindaci, rappresentanti di alcune province e regioni accompagnati dai rispettivi stendardi comunali, consiglieri comunali di Livorno e gli attori principali di questa ricorrenza, i parenti delle vittime.
Sono loro i protagonisti, fieri attori di un malessere portato avanti per 24 anni senza ricevere mai nessuna risposta da parte dello Stato, snobbati dalla politica.
Questo post non vuole accusare nessuno, ma non può ignorare le parole che ogni persona intervenuta lanciava contro i politici.
Ascoltare le forti parole del figlio di una vittima che forse, per la giovane età, non ha mai conosciuto suo padre, sentirlo parlare di fatti tenuti nascosti dalle autorità, di manomissioni delle prove, di impianti antincendio non funzionanti, di introduzione di persone non autorizzate che hanno alterato lo stato dei luoghi, introduzione di elementi di plastica che fanno capire la presenza di estranei in un punto dove era fuso ogni oggetto presente. Tutto questo accompagnato dall’assenza della giustizia rea di non dare rispsote e dalla miopia dei partiti della richiesta dei familiari per avere giustizia.
Sentire un padre settant’enne, parlare del proprio figlio avvolto in un lenzuolo bianco, tra una lacrima e una affermazione di rabbia, ascoltare come nel tempo avesse perso ogni credibilità verso la politica, ma che solo negli ultimi tempi ha riacquistato speranza dopo che era stata creata la commissione d’inchiesta sulla strage. Avvertire le varie voci dei familiari chiedere alla politica di impedire che una strage vada in prescrizione, perché la sua applicazione ucciderebbe per la seconda volta le vittime della strage.
Ma oltre ai familiari del Moby Prince, erano presenti i familiari dei un’altra strage, quella dell’incidente ferroviario di Viareggio. Qui i cittadini intervenuti a parlare, hanno usato parole pesanti verso la politica, rea di aver permesso di licenziare alcuni lavoratori delle ferrovie colpevoli di cercare di dire la verità, ma promuovendo il direttore generale Moretti alla Fincantieri, passando indenne dai governi, Prodi, Berlusconi, Letta e Renzi, nonostante sia il responsabile della strage.
Quello che mi ha colpito, dopo tutte queste parole pesanti come macigni è l’assoluta assenza di interventi da parte dei politici; eppure erano presenti il Senatore Filippi, il deputato Romano Andrea, l’assessore regionale Simoncini, il presidente della provincia Franchi e il Sindaco di Collesalvetti, segretario provinciale del PD Bacci, tutti in rigoroso silenzio, dando la sensazione di essere intimoriti dalle pesanti accuse.
L’unica personalità politica che si è alzata dalla sedia per parlare ai familiari è stata la Senatrice Sara Paglini, firmataria della richiesta di attivazione della commissione di indagine, forte della sua attività politica pulita da ogni accusa, si è scusata e timidamente ha fatto capire che la richiesta di indagine era doverosa perché richiesta dai cittadini, ascolto di aiuto che doveva essere un dovere di ogni politico in tutti questi anni.
La politica è rimasta sorda per 24 anni, ma grazie alla richiesta dei Senatori del M5S, stanno iniziando l’iter per permettere ad una commissione di inchiesta di cercare la verità, rendendo giustizia per una strage rimasta nel dimenticatoio.
Ma non posso chiudere questo post, senza non pensare che i politici presenti domani si scuoteranno l’anima dalle dure accuse, riprendendo la loro normale attività istituzionale, dimenticandosi della strage del Moby Prince, almeno fino al 10 Aprile 2016, quando interverranno vestiti a festa con il drappo tricolore al petto, ma non accorgendosi che sarà macchiato di un rosso sangue.
Spero che tutto questo non rimanga lettera morta, che veramente si possa arrivare ad una conclusione perchè ne guadagna di credibilità tutta l'Italia.
Le vittime erano 140, ma dal 10, come annunciato nelle parole degli interventi, dobbiamo dire #iosono141 con fierezza per non dimenticare e per dare giustizia alle famiglie.
Erano presenti le autorità dello Stato, Sindaci, rappresentanti di alcune province e regioni accompagnati dai rispettivi stendardi comunali, consiglieri comunali di Livorno e gli attori principali di questa ricorrenza, i parenti delle vittime.
Sono loro i protagonisti, fieri attori di un malessere portato avanti per 24 anni senza ricevere mai nessuna risposta da parte dello Stato, snobbati dalla politica.
Questo post non vuole accusare nessuno, ma non può ignorare le parole che ogni persona intervenuta lanciava contro i politici.
Ascoltare le forti parole del figlio di una vittima che forse, per la giovane età, non ha mai conosciuto suo padre, sentirlo parlare di fatti tenuti nascosti dalle autorità, di manomissioni delle prove, di impianti antincendio non funzionanti, di introduzione di persone non autorizzate che hanno alterato lo stato dei luoghi, introduzione di elementi di plastica che fanno capire la presenza di estranei in un punto dove era fuso ogni oggetto presente. Tutto questo accompagnato dall’assenza della giustizia rea di non dare rispsote e dalla miopia dei partiti della richiesta dei familiari per avere giustizia.
Sentire un padre settant’enne, parlare del proprio figlio avvolto in un lenzuolo bianco, tra una lacrima e una affermazione di rabbia, ascoltare come nel tempo avesse perso ogni credibilità verso la politica, ma che solo negli ultimi tempi ha riacquistato speranza dopo che era stata creata la commissione d’inchiesta sulla strage. Avvertire le varie voci dei familiari chiedere alla politica di impedire che una strage vada in prescrizione, perché la sua applicazione ucciderebbe per la seconda volta le vittime della strage.
Ma oltre ai familiari del Moby Prince, erano presenti i familiari dei un’altra strage, quella dell’incidente ferroviario di Viareggio. Qui i cittadini intervenuti a parlare, hanno usato parole pesanti verso la politica, rea di aver permesso di licenziare alcuni lavoratori delle ferrovie colpevoli di cercare di dire la verità, ma promuovendo il direttore generale Moretti alla Fincantieri, passando indenne dai governi, Prodi, Berlusconi, Letta e Renzi, nonostante sia il responsabile della strage.
Quello che mi ha colpito, dopo tutte queste parole pesanti come macigni è l’assoluta assenza di interventi da parte dei politici; eppure erano presenti il Senatore Filippi, il deputato Romano Andrea, l’assessore regionale Simoncini, il presidente della provincia Franchi e il Sindaco di Collesalvetti, segretario provinciale del PD Bacci, tutti in rigoroso silenzio, dando la sensazione di essere intimoriti dalle pesanti accuse.
L’unica personalità politica che si è alzata dalla sedia per parlare ai familiari è stata la Senatrice Sara Paglini, firmataria della richiesta di attivazione della commissione di indagine, forte della sua attività politica pulita da ogni accusa, si è scusata e timidamente ha fatto capire che la richiesta di indagine era doverosa perché richiesta dai cittadini, ascolto di aiuto che doveva essere un dovere di ogni politico in tutti questi anni.
La politica è rimasta sorda per 24 anni, ma grazie alla richiesta dei Senatori del M5S, stanno iniziando l’iter per permettere ad una commissione di inchiesta di cercare la verità, rendendo giustizia per una strage rimasta nel dimenticatoio.
Ma non posso chiudere questo post, senza non pensare che i politici presenti domani si scuoteranno l’anima dalle dure accuse, riprendendo la loro normale attività istituzionale, dimenticandosi della strage del Moby Prince, almeno fino al 10 Aprile 2016, quando interverranno vestiti a festa con il drappo tricolore al petto, ma non accorgendosi che sarà macchiato di un rosso sangue.
Spero che tutto questo non rimanga lettera morta, che veramente si possa arrivare ad una conclusione perchè ne guadagna di credibilità tutta l'Italia.
Le vittime erano 140, ma dal 10, come annunciato nelle parole degli interventi, dobbiamo dire #iosono141 con fierezza per non dimenticare e per dare giustizia alle famiglie.
giovedì 26 febbraio 2015
UN BILANCIO DI RESPONSABILITA' SOCIALE, TRASPARENTE E PARTECIPATO
Non siamo giornalisti, quindi ci sfuggono a volte le dinamiche
editoriali sui temi trattati. Sui quotidiani locali, in questi giorni,
leggiamo come i giornalisti rappresentano una giornata passata
all’interno del consiglio comunale, raccontando principalmente le
singole contrapposizioni tra partiti, tralasciando il senso della
validità della mozione presentata e votata dal M5S, esautorando di
significato l’atto.
Apprezziamo lo sforzo per mantenere l'Italia almeno al 73^ posto della classifica per la libertà di stampa, 24 posti in più rispetto al 2014.
Per questo esponiamo lo scopo della
presentazione dell' atto di indirizzo, inviata verso il concetto di
benessere della persona, mettendo sempre il cittadino al centro delle
attenzioni.
Vogliamo adeguarci ai nuovi bisogni ed alle nuove povertà, con l’obiettivo di creare un sistema di protezione sociale che abbandoni il concetto di “assistenza sociale”, sostituendolo con quello di “dignità sociale”.
Questo percorso deve passare attraverso un
cambiamento radicale adottando un bilancio di responsabilità Sociale,
trasparente e partecipato, cercando di dare a tutti una trasparente
lettura sulle disponibilità, mettendo a conoscenza delle cifre nel
sociale all’interno del bilancio, trasparenza sui beneficiari, le
finalità, i costi dei servizi.
Riteniamo giusto implementare con le economie di gestioni le esigenze dei bisognosi, internalizzando i servizi grazie alla alta professionalità e eccellenza del personale interno al comune tramite una progettualità degli scopi da raggiungere.
Una informazione puntuale e trasparente sui servizi erogati e una
conoscenza delle disponibilità sul bilancio, permetterà un dialogo
aperto tra cittadini e comune coinvolgendo ogni realtà associativa,
nessuna esclusa.
Favorire una politica sociale nuova senza creare sovrapposizioni di incarichi eliminando ogni forma di affidamento diretto ma formati solo con bandi pubblici, permettendo un processo trasparente e partecipativo evitando dubbi di natura clientelare.
Con questo atto si cerca di evitare di monopolizzare servizi comunali
come ad esempio la distribuzione dei pasti, ma estenderla a tutti i
soggetti che si affacciano al mondo associativo al servizio del
cittadino.
Diversamente da come ci accusano le opposizioni,
vogliamo avere una collaborazione costante con il terzo settore, con
l’associazionismo e con il volontariato verso una promozione a tutela
dei cittadini, garantendo un coinvolgimento attivo, ricercando
costantemente le risorse da parte dello stato, della regione ed ai fondi
europei, senza tralasciare la possibilità di aggiungere eventuali
donazioni di soggetti privati.
domenica 1 febbraio 2015
IL RE E’ MORTO VIVA IL RE: LA DC E’ MORTA, VIVA LA DC
Espressione
simbolica storica con cui nella monarchia francese precedente alla rivoluzione,
si annunciava al popolo contemporaneamente la morte del re e l’avvento del suo
successore, volendosi così affermare la continuità ininterrotta dell’istituto
monarchico. Niente di più appropriato oggi nell’accostare la realtà dei fatti.
Il 31
gennaio ’15 è stato eletto il nuovo Presidente della Repubblica, ed è d’obbligo
rendere onore a Sergio Mattarella, ma è curioso far notare come nei mesi tra
gennaio e febbraio di venti anni fa, la DC terminò il suo ciclo politico dopo le
inchieste di mani pulite e l’inizio dei processi, con la presenza dei politici
democristiani, nei coinvolgimenti Stato-Mafia.
Attualmente,
con la proclamazione del nuovo Presidente della Repubblica e con la guida
assolutista del Presidente del Consiglio, la DC ha formalmente ripreso vigore,
nonostante gli scandali di Roma capitale, del Mose a Venezia e dell’Expò di
Milano abbiano rimesso il tema stato mafia nella agenda dell’attualità, ma
forse è un caso, non è successo nulla, sicuramente rimarrà nelle fantasia
collettiva. La sinistra è stata totalmente sostituita.
Il padre Bernardo, tra i fondatori della Dc, vicesegretario nazionale del partito nel 1945, eletto nel 1946 nell’Assemblea costituente, ministro e più volte sottosegretario nei governi De Gasperi, un esponente politico sospettato di avere rapporti con gli esponenti della vecchia mafia.
Il fratello Piersanti divenne presidente della Regione e promotore di un processo riformatore critico verso il sistema dei finanziamenti pubblici poco gradito ai boss e venne ucciso sotto gli occhi del fratello.
Tre anni dopo, il futuro presidente, professore universitario milita nella corrente di Aldo Moro, entrando in Parlamento fino al 1994 quando traghettò la DC al nuovo partito popolare.
Nei primi anni Novanta Mattarella rimase coinvolto nella vicenda che gli costerà un procedimento penale per finanziamento illecito, per una busta contenente tre milioni di vecchie lire in buoni benzina recapitatagli dall’imprenditore agrigentino Filippo Salamone, personaggio vicino alla mafia siciliana.
Il fratello Antonio finisce indagato negli anni Novanta a Venezia per riciclaggio di denaro sporco e associazione mafiosa con Enrico Nicoletti (componente della Banda della Magliana) per una speculazione edilizia a Cortina. L’inchiesta fu poi archiviata per mancanza di prove. Il nipote (il figlio di Piersanti, Bernardo) deputato regionale in Sicilia, è invece indagato – come molti colleghi in tutta Italia – per peculato in relazione ai rimborsi ai gruppi consiliari della Regione.
Auguri Presidente.
martedì 27 gennaio 2015
27 gennaio la giornata della memoria
Era il gennaio del 1945, un cancello si apre, l’esercito russo entra nel campo di Auschwitz, all’apparenza sembra tutto tranquillo, invece si trovarono scene che prima di allora sarebbe stato impossibile immaginare.
Yakov Vincenko, un soldato semplice dell’Armata rossa tra i primi ad aprire i cancelli di Auschwitz ricorda: “Nemmeno noi che abbiamo visto ci volevamo credere. Ho sperato per anni di riuscire a dimenticare, poi ho capito che sarebbe stato da complice, da colpevole. Così adesso ricordo, anche se non sono riuscito ancora a comprendere”.
Oggi, dopo 70 anni, il 27 gennaio è considerata la giornata della memoria, celebrata in Italia e riconosciuta dalle Nazioni Unite, ricordiamo tutte le vittime del nazismo, lo sterminio degli ebrei conosciuto come “Shoah” con i retroscena delle leggi razziali del 1938 e il dramma dei deportati nei lager.
Pur lontani da noi, celebriamo quei giorni come se fosse
avvenuto ieri, per permettere ad ognuno di avere la consapevolezza e la
conoscenza di come l’uomo ha privato, ad altri uomini la dignità, cancellando la
loro identità, prima ancora della loro vita.
Oltre 3 milioni di ebrei, 1 milioni di oppositori al regime,
3 milioni di prigionieri sovietici, 500 mila zingari Rom, circa 10 mila
omosessuali, oltre 2 mila testimoni di geova e oltre 270 mila disabili e malati
di mente, hanno trovato la morte nei campi di concentramento.
Le storie delle tragedie ci sono state tramandate dai pochi
sopravvissuti, accompagnate anche dalle immagini e dai racconti dei soldati
entrati a liberare i superstiti.
Comprendere le motivazioni reali sono difficili, possiamo però
affermare che alla base di ogni politica di sterminio c’è sempre: l’assenza
di democrazia, la deriva e l’estremizzazione ideologica,
nazionalista e razziale innalzata a parametro dell’agire politico.
Oggi dovremmo essere consapevoli del dramma che ha coinvolto
una brutta pagina della storia mondiale del secolo scorso, ma purtroppo questi
eventi sono padri di altri drammi susseguiti a quelli di Auschwitz, ricordiamo
al riguardo i recenti genocidi degli armeni, le vittime dei
gulag, la pulizia di classe dei Khmer rossi in Cambogia
e -negli anni Novanta- le pulizie etniche in Jugoslavia e in Ruanda
oltre ai gas di Saddam Hussein contro
i curdi, definiti un popolo che non esiste.
Tutti questi eventi hanno una sola matrice comune,
sterminare e togliere dignità ai popoli, umiliandoli per dimostrare la
superiorità dell’uomo su altri uomini.
Si invita tutti a ricordare, occorre commemorare
perché se la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità, a che serve la
memoria.
POESIA:
INFANZIA
MISERABILE
Infanzia
miserabile, catena
che ti lega
al nemico e alla forca.
Miserabile
infanzia, che dentro il
suo squallore
già
distingue il bene e il male.
Laggiù dove
l’infanzia dolcemente
riposa
nelle
piccole aiuole di un parco
laggiù, in
quella casa, qualcosa si è spezzato
quando su me
è caduto il disprezzo:
laggiù, nei
giardini o nei fiori
o sul seno
materno, dove io
sono nato
per
piangere...
Alla luce di
una candela m’addormento
forse per
capire un giorno
che io ero
una ben piccola cosa,
piccola come
il coro dei 30.000,
come la loro
vita che dorme
laggiù nei
campi,
che dorme e
si sveglierà,
aprirà gli
occhi
e per non
vedere
troppo
si lascerà
riprendere dal sonno...
Zanus
Zachenburg
19/07/1929 –
Auschwitz 18/12/1943
http://video.repubblica.it/dossier/giornata-della-memoria-2015-70-anni/la-shoah-una-scheda-per-le-scuole-per-capire/189741/188678
mercoledì 14 gennaio 2015
Il dramma delle sofferenze dei lavoratori: Regia CGIL CISL UIL e scenografia di Enrico Rossi & PD
Le azioni positive della giunta comunale a 5 stelle che qualcuno vuole nascondere
Mentre la giunta comunale a 5 stelle continua a porre in essere azioni concrete per il rilancio della città, con la manifestazione sindacale del 25 Novembre 2014 si chiude il cerchio della macchinazione messa in atto dai sindacati confederali, una scenografia hollywoodiana che fa salire sul teatrino tutti quei personaggi di spicco artefici della più degna opera shakespeariana. Sul palco sono presenti tutti quei politici, autorità locali e regionali che il dramma a lungo metraggio fino ad oggi hanno promosso, mediante lo smembramento del tessuto sociale ed economico della nostra amata città.
Le figure in scena spaziano da Rossi a Simoncini da Franchi al presidente dell'Autorità Portuale Gallanti, Strazzullo, Confindustria, Confcommercio, tutti presenti alla manifestazione, un'allegra compagnia teatrale di attori mascherati da risolutori di una crisi logora ed incessante che loro stessi hanno contribuito a mantenere, alimentare e promuovere, attraverso l'ausilio di politiche scellerate indicate dalle loro classi dirigenti, seguite da azioni indirizzate verso obbiettivi di svendita delle società pubbliche, di beni e servizi, di società partecipate e di beni patrimoniali, cibo per le fauci degli avvoltoi di turno, pronti a strappare gli ultimi ossicini avanzati. I protagonisti dello status di crisi della città manifestano sempre la stessa trama d'azione al fine di ostacolare con ogni mezzo a loro disposizione, la giunta a 5 stelle e le sue linee programmatiche di rilancio della città, del territorio e dello sviluppo occupazionale.
Ci sorprende l'adesione dell'Autorità Portuale a sostegno dei lavoratori, quando i piani industriali dei riparatori navali che propongono un programma di assunzioni triennale con contratti a tempo INDETERMINATO per quasi 300 lavoratori, sono inspiegabilmente finiti nei cassetti o peggio nei cestini di un'Autorità Portuale che resta sorda sulla linea di recupero e rilancio del bacino di carenaggio. La mozione di indirizzo approvata dal consiglio comunale 5 stelle e che formalizza l'opzione sulle grandi riparazioni navali evidentemente non interessa, quanto meno poco importano 300 posti di lavoro di questi tempi: meglio promuovere l'edificazione di immobili e villette !
Di fronte a tutto questo scenario che fa il sindacato ? Fa il sornione applicando la strategia dell'immobilismo e della non lotta senza neanche proclamare 1 ora di sciopero, fino a che un giorno, svegliato dalle urla disperate dei lavoratori che perdevano il posto di lavoro suonava la carica dello sciopero generale di tutti i settori, uno sciopero generale da tanto urlato e richiesto dai cittadini e i lavoratori ! Cavalcando l'onda del malessere mediante il sostegno di qualche facinoroso tesserato politico fuoriuscito dai famosi circoli periferici di marca PD, i tentacoli degli anti-grillini si avventano demagogicamente ancora sulla giunta a 5 stelle scaricando ogni tipo di responsabilità: ne è chiaro esempio il caso Cooplat, una cooperativa privata il cui fatturato per gli appalti della sola Toscana si aggira intorno agli 84 milioni di euro, una società leader nei servizi che occupa una forza lavoro di circa 3000 dipendenti.
Di fronte a questi dati ci fa sorridere il fatto che non riesca, o peggio non manifesti volontà di ricollocare circa 8 dipendenti degli attuali 78 per poter permettersi di partecipare e competere in una gara pubblica sugli appalti per i servizi di spazzamento, mantenendone lo standard contrattuale ! Nonostante che il Comune fissi come base d'asta 3.489.000 euro annui, (+200.000 circa rispetto all'ultimo bando), e visto che dai 4.020.000 contabilizzati dalla vecchia amministrazione PD a copertura dello spazzamento, sono venuti meno i 2.500.000 milioni provenienti dalla società OLT convogliati dalla giunta precedente PD a copertura del servizio di raccolta porta a porta, ci lascia esterefatti e perplessi l'incredulità di un De Filicaia che aleggia come un'entità fornendo suggerimenti e consigli più politici che risolutivi ai già martoriati lavoratori Cooplat.
Tra occhiolini e ammicchi, sindacati e partiti politici anti-grillini desensibilizzano trattative democratiche e condivise favorendo indirettamente atteggiamenti che spesso scaturiscono in veri e propri linciaggi di offese e minacce da parte di alcuni, nei confronti del consiglio e della giunta stessa. Nel frattempo le nostre strade abbondano di sporcizia e disordine perenne ! E' di poco fa la notizia pubblicata secondo la quale il TAR respinge il ricorso sulla sospensiva della società Cooplat, augurandoci che il tavolo di trattative e di confronto condiviso e democratico avviato da Nogarin riesca a slegare gli ultimi nodi della questione nel buonsenso delle parti in completa onestà e trasparenza. La trasparenza e la chiarezza non sembrano però far parte del vocabolario di un Presidente della Regione, Enrico Rossi che accompagnato dal suo fedele assessore Simoncini, enfatizza con un gioco semantico e giri di parole la non partecipazione alla manifestazione del nostro Sindaco Nogarin con la complicità di media e TV locali, tra giornalisti sorridenti, penne e fogli volanti sopra il palco della vergogna !.
Tra fischi e dissensi, Rossi preferisce promuovere la sua prossima campagna elettorale spot, mentre Nogarin si trovava all'interno dell'importante tavolo di trattativa al Ministero dello Sviluppo Economico MISE per la questione TRW, un tavolo al quale il nostro bel noto Presidente della Regione ha preferito disertare: la sua campagna elettorale per le prossime Regionali è ovviamente più importante della drammatica concertazione dei lavoratori TRW ! E che dire della sparata elettorale tra effetti speciali, dove il Presidente Rossi tira fuori magicamente il coniglio dal cappello paventando fondi per l'attuazione di un piano regolatore portuale misero di analisi e povero di dettagli di progetto, piani e cronoprogrammi ? Un piano regolatore che non vorremmo sia chiave di volta per l'avvio di una nuova era di colate di cemento, espropri, gare e garette per le solite aziende, senza che si abbia un chiaro riscontro oggettivo in senso di sviluppo e posti di lavoro di cui la città ha urgente e immediato bisogno ! Per tutto questo il Movimento 5 Stelle Livorno dice basta ai continui strumentalismi, alle pressioni ed attacchi dei vecchi partiti coesi, che distolgono dai reali obbiettivi di benessere rilancio e crescita di cui tutta la città necessita.
Iscriviti a:
Post (Atom)








