Elenco blog personale
domenica 27 settembre 2015
Ospedale. Verso un nuovo Accordo di Programma, tavolo tecnico aperto, ma non per tutti
Senza una struttura ospedaliera moderna è impensabile investire in attrezzature, indispensabili sia per diminuire i tempi delle prestazioni, sia per migliorare la qualità del sistema sanitario. La mancanza di una struttura ospedaliera all'altezza degli standard richiesti , dotata di adeguate diagnosi specialistiche o idonei percorsi terapeutici, danneggerebbe molto la nostra città.
E’ fondamentale potenziare e difendere i reparti, in particolare quelli di pneumologia, dermatologia, neurochirurgia e neuroradiologia non dimenticando certo la diagnostica neurochirurgica, neurologica ..etc così come devono essere mantenute, valorizzate e innovate le specialistiche già esistenti. Ridurre le specializzazioni, a fronte di una sanità ad intensità di cura, con operatori teoricamente capaci di occuparsi di ogni tipo di patologia, significherebbe risparmiare nell’immediato, ma in realtà spingere sempre più i cittadini livornesi a rivolgersi verso altre Aziende Ospedaliere (come la AOUP di Pisa), ma soprattutto verso i privati, che potranno garantire risposte specialistiche e non generiche alle loro aspettative. Invece dobbiamo assolutamente invertire la tendenza, combattendo l' "emigrazione sanitaria"e offrendo al contempo servizio e risposte adeguate .
Su questi temi, si è svolto un confronto nell'ultima seduta del consiglio comunale, dove è stato trattato anche l’assetto strutturale dell’ospedale. Negli ultimi giorni molti interventi sono stati fatto sui giornali da parte di illustri personaggi, desiderosi di mettere in campo il peso delle loro posizioni soprattutto politiche. Tra i vari interventi spicca quello del sindaco di Collesalvetti, amministratore di un comune che potremmo paragonare, per numero di abitanti, ad un quartiere di Livorno, che vorrebbe decidere, insieme al sindaco di Livorno, l'ubicazione di un possibile nuovo ospedale livornese; non possiamo che sorridere per la (non richiesta) attenzione che ci sta riservando!
Forse il sindaco Bacci non ha ancora compreso, o vuol far finta di non comprendere, la distanza che ci divide rispetto al suo modello di sanità che va verso il prototipo di intensità di cura, modello, proposto dal governo e seguito dal Presidente della Regiona, che non rende affatto partecipi i lavoratori del settore sanitario, ma che ha come scopo principale quello di realizzare una intensità di risparmio. Il PD che egli rappresenta, ha condiviso la legge 158/2012 conosciuta col nome di legge Balduzzi, che ha provocato ricadute in termini di tagli di posti letto, insieme alla legge regionale, portando dai 1000 posti letto, a meno di 400, pari al 2,9 % ogni mille abitanti. Per capire la differenza, per la media nazionale, i posti letto dovrebbero essere 3,7 % ogni 1000 abitanti, di cui 0,7 dedicato alla riabilitazione e alla lungodegenza e il 3 ‰ per gli acuti. Le regioni si devono dunque riorganizzare e la Toscana, con le politiche di Rossi, avrà la più bassa media dei posti.
Il sopra citato sindaco mette in allarme i cittadini facendo riferimento al fatto che Livorno potrebbe diventare il buco nero della sanità toscana, forse confondendsi con il buco di 250 milioni della sanità di Massa che le varie USL stanno ripianando con i tagli. Il PD insiste nel costruire un ospedale nuovo, nella periferia della città, ma non specifica la quantità di soldi pubblici che dovrebbero essere messi in campo, omettendo anche il fatto che i privati saranno finanziati ( con denaro pubblico) attraverso la pratica del project-financing, da noi demonizzata perché colpevole di consegnare tutti i servizi pubblici al gestore privato.
Il sindaco colligiano prosegue affermando che vorrebbe prendere come esempio gli ospedali di Massa, Versilia, Pisa, ma anche Cecina, considerandoli moderni, ospedali dove la privacy e il rispetto per degenti e pazienti vengono osservate, ma non comprende che al cittadino non servono solo la privacy o il rispetto per ristabilirsi da una malattia, ma necessita soprattutto delle adeguate cure specialistiche affinché ogni intervento vada a buon fine.
Per queste ragioni risulta per noi difficile sedersi ad un tavolo con coloro che rappresentano il disastro della sanità livornese e che tardivamente sembrano accorgersi degli errori compiuti, tanto da farci chiedere dove fossero fino a ieri tutti questi pseudo politici! Il sindaco Nogarin ieri ha affermato: “Un passaggio di grande soddisfazione nel quadro del nostro programma di mandato”. Questo è un pensiero che noi condividiamo appieno sul tema ospedale. Pochi giorni fa, è iniziato un percorso che ha visto coinvolto il sindaco Nogarin e l’assessore regionale alla Sanità Saccardi, dal cui incontro è emersa la volontà del Comune di procedere alla revisione dell’Accordo di Programma del 2010, sottolineando ancora una volta la volontà di non realizzare un nuovo ospedale a Montenero.
Per questo è stato siglato un atto in cui “si rende necessario procedere ad assumere i provvedimenti finalizzati alla revoca dell’Accordo di Programma 2010 e atti collegati per avviare contestualmente la procedura per un nuovo Accordo di Programma sulla materia”. Nel primo atto di accordo, il prossimo 23 ottobre, sarà avviato il percorso teso alla stesura di un nuovo Accordo di Programma, sarà intrapreso uno studio per ristrutturare i padiglioni e inizierà un processo di analisi volto allo sfruttamento di eventuali spazi superflui. Occorre inoltre trovare adeguate soluzioni per migliorare la transitabilità, per velocizzare i mezzi in transito e per migliorare l’attuale situazione dei parcheggi. Lo stesso giorno dell’accordo in Regione, in consiglio comunale venivano tracciate le basi del percorso per riqualificare l’ospedale di Livorno e riconsegnare alla città una struttura che sarà in futuro rimessa a nuovo.
La comunicazione dell’incontro in Regione e la presa di posizione della maggioranza, ha spiazzato le opposizioni che si sono rese protagoniste di interventi spesso inconsistenti e privi di argomentazioni reali, talvolta non nascondendo il desiderio di salire sul carro dei vincitori. Ma il M5S, non si è fatto intimidire ed ha presentato un atto di indirizzo, chiedendo una rinegoziazione dell’Accordo di Programma fatto dalla precedente amministrazione nel Maggio del 2010, chiedendo di avviare il percorso previsto dal mandato elettivo. Dopo questo primo passo, nella mozione presentata , si richiedevano le motivazioni che hanno portato la USL a dismettere l’unità interna di sterilizzazione dei ferri dopo la presentazione della stima sulla riattivazione di oltre 10 milioni con ammortamento di circa 1 milione ad anno.
Questa spesa ritenuta eccessiva, aveva fatto propendere per una esternalizzazione verso altre AO, inizialmente verso l’ospedale di Viareggio al costo di oltre un milione di euro all'anno e successivamente verso l’AO di Pisa al costo di seicentomila euro annue. La richiesta di internalizzare il servizio nella vecchia struttura, potrà avvenire solo dopo un bando di gara che m, dalle stime, sembra non superare i 5 milioni di euro per gli strumenti nuovi.
L’internalizzazione del servizio, avrà una ricaduta economica positiva con il conseguente abbassamento dei costi che si ridurrebbero a quattrocentomila euro l’anno, producendo risparmio al bilancio della USL e assicurando un servizio sicuramente migliore agli utenti. Nell’atto non è stato tralasciato certo il problema dei tempi per potere usufruire di una visita o di un esame specialistico e delle attese al Pronto Soccorso; di fatto è stata chiesta una relazione trimestrale per avviare successivamente un confronto con la USL.
Per questo siamo certi che si avvierà, dopo la nostra richiesta, un percorso di revisione del piano sui distretti sanitari e uno studio circa i posti letto ospedalieri per riportarli in linea con la media regionale.
martedì 11 agosto 2015
La società ha necessità di fermarsi e di interrogarsi per ritrovare se stessi.
Le mie parole saranno
come il polline di un fiore, andranno a depositarsi in alcuni fiori, ma non
avranno la forza di collocarsi su tutti i fiori. Ma se ogni fiore, riuscisse a
trasmettere positivamente il proprio polline, forse un giorno avremo la
copertura totale dei campi.
La società che stiamo
vivendo si è trasformata negli ultimi anni, passando da una società
patriarcale, ad una società globale. Oggi abbiamo una vita frenetica, sempre alla
rincorsa dell’ultimo cellulare, del numero dei tatuaggio per esprimere il proprio
essere, ma che in realtà è diventato un status symbol, dell’auto sempre più voluminosa,
del viaggio nei paesi esotici, nel cambiare l’abbigliamento tutti i giorni per
poi buttarlo via a fine stagione.
Tutto questo ci ha fatto
perdere i valori della vita, della solidarietà, della socializzazione, del
rapporto tra vicini di casa. La globalizzazione ha portato evidenti squilibri
economici, ma anche culturali, facendo fatica a evolversi verso il domani.
Nella globalizzazione, sono inseriti anche gli individui e non solo gli oggetti
o l’economia; oggi vediamo persone che lasciano o scappano dalla loro vita
quotidiana, persone di tutte le età, bambini, donne, ragazzi che evadono dalla
dura realtà per invadere popoli culturalmente distanti da loro.
Affrontano il mare nelle
barche dal destino sconosciuto, tanti riescono ad arrivare sulla terra, ma
tanti vedono la loro fine prima del tempo, purtroppo la morte con quella
maledetta falce, non guarda in faccia se la vittima è un bimbo, un ragazzo, una
donna, non fa distinzione alcuna; verrebbe voglia di dire che la morte è la più
democratica, se non fosse che in gioco ci fossero delle vite umane.
Ma la nuova società,
quella che dalla frenesia della vita che ci fa scordare i figli nell’auto, quella
che ci fa lasciare che i figli a 16 anni muoiano di droga lontani chilometri da
casa, quella che ci fa lasciare i cani sull’autostrada perché ingombrano la
loro esistenza sperando che un giorno non abbandonino i figli, è la stessa che
sta continuamente protestare contro chi cerca una speranza di vita.
Quella foto con il
cellulare in mano potrebbe essere di chiunque, sicuramente è di una persona
umana globalizzata, per questo non dobbiamo guardare i confini invisibili all’occhio
umano che ci separa noi da gli altri, impariamo a non differenziare i popoli e
le persone, ma accettiamoli e aiutiamoli nell’integrazione.
E’ vero, sono tante
persone, non abbiamo lavoro per tutti, non abbiamo case da poterli consegnare,
ma possiamo dargli un po’ della nostra serenità, farli sentire accolti affinché
si possano integrare, solidarizzando lasciando un pezzetto del nostro benessere.
Pensiamo se in quella
foto ritraesse nostra figlia o figlio che si fosse allontanata/o per cercare
fortuna o per scappare dalla guerra e invece non è riuscita/o a raggiungere la
meta ambita; come ci dovremmo sentire senza potergli più parlargli, vederlo,
toccarlo? Leviamo veramente i confini dalla nostra testa, eliminiamo i
preconcetti, iniziamo a pensare che siamo tutti della stessa pelle, della
stessa razza; iniziamo a comprendere che se casca un aereo con 200 persone decedute,
non dobbiamo tirare un sospiro di sollievo nel sapere che non c’è nemmeno un
italiano a bordo, perché sono sempre 200 persone di famiglia, sempre 200
persone umane che hanno lasciato nella disperazione qualche mamma, qualche
padre o figlio o moglie.
Sicuramente in quella
foto, quel cittadino aveva pochi soldi, nessuna valigia, quindi senza vestiti,
forse aveva con se alcune fotografie della sua famiglia, unico legame con la
famiglia.
Questo mi fa ricordare
quando, durante il terremoto dell’Aquila, le persone ti facevano andare in casa
per recuperare alcune foto, segno dell’attaccamento alle proprie origini che nel
momento di difficoltà, ti davano speranza.
Ma in quel barcone della non
speranza, non era solo, ma era venuto in compagnia di altri corpi ora stesi come
lui sulla spiaggia, alcuni con un documento, altri senza nessun nome. Forse
divenuti amici nel tragitto della morte.
Mi immagino quando gli
italiani andarono in guerra ad occupare alcune terre di questi sconosciuti, dove
alcuni ritornarono, ma in tanti ci morirono; alcuni di questi ragazzi rimasero
senza nome, messi in una tomba dove nessuno potrà piangere il proprio caro perché
ignoto, ma questi avevano un destino già segnato dagli eventi.
Simile l’epilogo ma
diverso nelle cause, questa persona rimarrà sconosciuta per le autorità, rimarrà
sconosciuta per i parenti che non la vedranno più; ma è questa la società che
vogliamo? Una società egoista, una società sempre di corsa all’ultimo modello
di cellulare? Una politica che racconta soluzioni ad ogni evento luttuoso? Sinceramente
mi ci vedo poco, forse è veramente l’ora di fermarci e pensare a tutti noi non come
fratelli, ma come persone umane.
martedì 7 luglio 2015
Mafia capitale, la punta di un sistema corrotto.
60 miliardi è il costo della piaga della corruzione, dove la società civile paga salato il conto.
La politica si è trasformata da passione sociale, ad un mero lavoro con
gravose indennità, generosi vitalizi, immunità se indagati.
In questi giorni c’è stato un forte dibattito sul tema, proposto dai
consiglieri del Comune di Livorno, di trasmettere alle scuole il film di Sabina Guzzanti su
“la trattativa”, tema di attualità con gli ultimi scandali di mafia
capitale.
L’acceso dibattito che si è aperto alla discussione ha evidenziato come tutti i classici partiti siano implicati con gli scandali di illegalità, corruzione, malaffare, fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce.
La
politica si allontana dai bisogni dei cittadini e i cittadini si stanno
allontanando dalla politica, difficile colmare questo vuoto, fino a
quando la politica non farà un atto di responsabilità morale al suo
interno.
Come disse Berlinguer negli anni 80, dieci anni prima di
tangentopoli, i partiti hanno lottizzato tutto, inserendo i propri
uomini nelle istituzioni locali, regionali, nelle banche, nella RAI, nei
giornali, nelle sedi pubbliche come scuola, sanità e istituti
culturali.
I partiti si sono trasformati in macchine di potere e di clientelismo e ogni giorno qualcuno è indagato dalla magistratura, ma fino ad oggi in pochi pagano.
I partiti si sono trasformati in macchine di potere e di clientelismo e ogni giorno qualcuno è indagato dalla magistratura, ma fino ad oggi in pochi pagano.
I partiti hanno al loro interno
centinaia di indagati o condannati, ma nessuno di loro prende
provvedimenti forti per pulire l’immagine della politica, anzi emanano
leggi che favoriscono l’immunità.
Voto di scambio
politico-mafioso, truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato,
istigazione alla corruzione, consulenze ingiustificate, scandali come
l’expò o il Mose di Venezia, associazione a delinquere, riciclaggio,
peculato e truffa, abuso d’ufficio patrimoniale sono alcuni dei reati
che coinvolgono i politici, che la stessa politica difende.
Chiediamo ai cittadini di dare in futuro dei forti segnali alla
politica, dobbiamo legare la parola ONESTA’, al nome dei partiti, basta
essere garantisti, la politica non è un lavoro, ma una missione per
risolvere i problemi dei cittadini che sono i nostri datori di incarico.
Chi oggi è alla base dei partiti, sicuramente sarà pulito, ma
proprio perché crediamo nell’onestà di queste persone, dovrebbero fare
il grande passo di abbandonare i partiti che oggi rappresentano
l’illegalità, la corruzione.
Onestà, lealtà, rettitudine, sincerità, vengono espressi in base a principi morali ritenuti universalmente validi, astenendosi da azioni riprovevoli, ma chi permette che ciò avvenga ne è complice.
Proprio partendo dalle
scuole, possiamo infondere negli studenti l'onestà e la moralità
all'interno della società civile, informare per non degenerare.
ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’ ONESTA’
mercoledì 3 giugno 2015
ELEZIONI REGIONALI UN FATTO STRANO
Nel momento in cui si svolgono le elezioni, vengono esaminate valutazione da parte dei partiti, per poi programmare il futuro politico. Rossi ha corso più velocemente tagliando per primo il traguardo, nonostante il PD non sia più un partito di sinistra, può ringraziare l’astensionismo e la legge elettorale toscana che riporta il limite del 40% nel primo turno. Questo è il volere popolare e non possiamo metterlo in dubbio, ma abbiamo il dovere di capire dagli errori, se ci sono stati, sul miglior metodo per organizzare il futuro.
Possiamo rilevare che il M5S, dopo un anno di governo cittadino, ha avuto trend elettorale determinato da un dato percentuale del 22% superiore alle medie nazionali, nonostante la nostra inesperienza politica potesse essere un ostacolo, ma premiando l’onestà e la volontà nel risolvere le difficoltà.
Analizzando altri partiti, notiamo un calo del 6,57% per il PD e un calo del 2,3% di FI.
Possiamo osservare anche la percentuale negativa della sinistra, ma difficilmente possiamo rapportarla con i dati comunali-regionali precedenti per l’assenza del simbolo, ma individuato all'interno di altri contesti politici.
L’astensionismo ha giganteggiato nello scenario elettorale, spostando la volontà del 50% di elettori a scegliere la vacanza del voto, determinata dalla scelta scellerata del governo di inserire la data durante un ponte festivo; il dato importante e da non sottovalutare circa l’insofferenza dei cittadini, evidenzia come i partiti non siano ancora riusciti a catturare l’elettorale dormiente.
Ai classici partiti, non interessa capire le motivazioni del mancato voto, a loro interessa solo governare e il non voto non influenzerà gli equilibri. Per questo i dati vengono inseriti ad una posizione meramente statistica, mentre i delusi aumenteranno, servirà una strategia idonea per riconquistarli, partendo dalla possibilità di coinvolgerli nella partecipazione della vita comunale attivamente e non passivamente come avveniva in passato.
Un dato importante è stato il voto al partito di Salvini, le uova lanciate durante la campagna elettorale hanno amplificato la notorietà del personaggio, aiutato dal malessere che i cittadini stanno vivendo quotidianamente.
Ma come sempre, la memoria si ferma sempre nel breve periodo, scordandosi del passato e facendo sparire alcuni concetti, come “Roma ladrona”, per poi scoprire lo scandalo Belsito o la laurea presa in Albania da parte di Bossi junior, o scordandoci di personaggi come Borghezio personaggio della destra estrema.
Nessuno ricorda che è lo stesso partito alleato con Berlusconi per diverse legislature, contribuendo a portare l’Italia all’attuale disastro economico.
Il M5S, dovendo governare la città, ha l’obbligo di pensare al futuro valutando le strategie da adottare, seguendo i progetti e le indicazioni del nostro mandato per non deludere i cittadini. Invitiamo coloro che scelgono l’astensione come forma di protesta o di rassegnazione verso la politica, a contattare i consiglieri del M5S per confrontarsi sui temi e chiarendo il lavoro all’interno del Comune senza pregiudizi, ma ascoltando i suggerimenti da parte dei cittadini.
mercoledì 20 maggio 2015
EXPO' MILANO? NO GRAZIE VISITO L'ITALIA
7 peccati capitali dell'EXPO! Ecco come hanno sprecato 17 mi... Non è
un tema locale, ma inciderà fortemente e negativamente verso il
cittadino
No Expo perché nel 2015 non si contesteranno le
politiche dell’Agro-Industria, degli OGM,delle monoculture e delle
sementi ibride che affamano 4/5 del Pianeta, non si parlerà di
land-grabbing o di modelli alimentari imposti a chi per secoli ha
vissuto mangiando e bevendo e che di colpo si ritrova senza cibo e acqua
non per folli, ma per un modello di
sviluppo da secoli basato sullo scippo di risorse e futuro. Un modello
che le tante campagne ONU, comprese quelle che sponsorizzano Expo 2015,
non hanno certo scalfito.
No Expo perché Expo 2015 nasce viziato da un deficit di democrazia e da
un grosso conflitto di interesse: nessun organo elettivo e di
rappresentanza democratica ha mai votato di fare Expo 2015 a Milano; la
scelta dell’area di Rho-Pero per svolgervi la rassegna è un grosso
regalo a Fiera, proprietari di gran parte dei terreni, nel comitato
promotore di Expo 2015, socia di Expo Spa e di Arexpo.
Dal 2007 chiediamo a gran voce, che se proprio devono fare Expo, lo facciano in Fiera o in altre aree e superfici espositive, ma nessuno risponde nel concreto, salvo trincerarsi dietro ambigui non possiamo. La valorizzazione dell’area e il trasferimento di risorse dalle casse pubbliche a quelle private (tra costi dell’area, costi per realizzare Expo e costi per le infrastrutture superiamo abbondantemente i 10 mld di euro di finanziamenti pubblici) sono i veri obiettivi di Expo.
No Expo perché le bugie sul lavoro che verrà (70.000 posti dicevano) sono quotidianamente smentite dal modello occupazionale, che le attività, più legate all’operazione Expo, rappresentano in concreto: lavoro precario, lavoro nero, caporalato, zero diritti, poca sicurezza; è così nei cantieri, in Fiera, nei services, nei poli logistici. Sarà così anche per Expo, a conferma che a beneficiare della rassegna non saranno i cittadini (manco le metropolitane promesse…) ma speculatori, mafie, banche.
No Expo perché lo pagheremo tutti noi in termini di tagli da altre voci di spesa pubblica (vedere legge 133-2009), di beni comuni privatizzati, di territori agricoli e a parco devastati. Come in tutti gli scenari da shock economy, Expo alimenta un meccanismo , peraltro già consolidato a Milano, di gentrificazione e privatizzazione, con spoliazione e trasferimento di ricchezza dal Pubblico agli interessi di pochi soggetti privati, a scapito dei bisogni della collettività e dei diritti dell’abitare.


Dal 2007 chiediamo a gran voce, che se proprio devono fare Expo, lo facciano in Fiera o in altre aree e superfici espositive, ma nessuno risponde nel concreto, salvo trincerarsi dietro ambigui non possiamo. La valorizzazione dell’area e il trasferimento di risorse dalle casse pubbliche a quelle private (tra costi dell’area, costi per realizzare Expo e costi per le infrastrutture superiamo abbondantemente i 10 mld di euro di finanziamenti pubblici) sono i veri obiettivi di Expo.
No Expo perché le bugie sul lavoro che verrà (70.000 posti dicevano) sono quotidianamente smentite dal modello occupazionale, che le attività, più legate all’operazione Expo, rappresentano in concreto: lavoro precario, lavoro nero, caporalato, zero diritti, poca sicurezza; è così nei cantieri, in Fiera, nei services, nei poli logistici. Sarà così anche per Expo, a conferma che a beneficiare della rassegna non saranno i cittadini (manco le metropolitane promesse…) ma speculatori, mafie, banche.
No Expo perché lo pagheremo tutti noi in termini di tagli da altre voci di spesa pubblica (vedere legge 133-2009), di beni comuni privatizzati, di territori agricoli e a parco devastati. Come in tutti gli scenari da shock economy, Expo alimenta un meccanismo , peraltro già consolidato a Milano, di gentrificazione e privatizzazione, con spoliazione e trasferimento di ricchezza dal Pubblico agli interessi di pochi soggetti privati, a scapito dei bisogni della collettività e dei diritti dell’abitare.


DALLE PROMESSE AI FATTI
Vi ricordavate quando Rossi raccontava dei milioni che pioveranno nelle tasche dei livornesi? 170 dalla regione +170 dalla autorità portuale +200 dallo Stato +200 dall’Europa, per un totale di 740 milioni di euro per rilanciare il porto.
Ad oggi, per una costruzione faraonica, abbiamo solo 200 milioni di mutuo da parte della Regione Toscana e solo 50 da parte dello Stato, altri 170 dell’autorità portuale ancora non stanziati ufficialmente e nessuna notizia da parte dell’Europa, con una differenza in negativo di 320 milioni.
Come era prevedibile, i benefici economici li avremo tra 10 anni se tutto andrà bene, mentre oggi l'unica certezza sarà quella di pagare gli interessi per il mutuo richiesto della regione.
Ma se da una parte non abbiamo certezze sulle entrate economiche, dall’altra abbiamo quasi una certezza nella nomina di chi guiderà l’autorità portuale nei prossimi anni; voci di corridoio fanno il nome del nuovo commissario per il porto che sarà Gallanti, un giovane settantasettenne sicuramente con idee nuove, la stessa persona geniale che ha trascinato il porto di Livorno al 5° posto nella classifica nazionale (negli anni 90 eravamo il primo porto).
Ma qualcuno dirà che la colpa è del piano regolatore del porto fermo dal 53’ e solo grazie a lui è stato realizzato finalmente quel PRP che darà sviluppo alla città.
Sarebbe vero se Livorno fosse l’unico porto d’Italia, ma dovremmo fare delle analisi sulla incapacità gestionale di chi guadagna molti euro l’anno per non aver prodotto nulla fino ad oggi.
Partiamo dal PRP, potremmo dire bravo Gallanti a realizzare il PRP dopo 60 anni, se avesse scritto lui personalmente il progetto, invece si è valso di una azienda specializzata profumatamente pagata e risultata tra le indagate al Mose di Venezia; questa decisione la poteva prendere anche un bimbo. Superfluo è ricordare quando Gallanti enunciò nel 2013 che i bacino di carenaggio avrebbero dato lavoro alla città, facendo riferimenti ai porti concorrenti che stavano costruendo dei nuovi bacini di carenaggio, peccato che dopo pochi mesi, forse pressato dalle lobby di qualche interesse, ritrattò tutto dicendo della necessità di non utilizzare i bacini rei di non dare un futuro economico alla città.
La vera forza di questa persona è sulla gestione del porto, basta confrontare i dati con il porto di La Spezia, per capire quanti anni abbiamo perso; Livorno ha una infrastruttura e un territorio superiore alla città ligure, ha centinaia di metri di banchine contro l’unica banchina portuale spezina, ha un collegamento ferroviario che serve benissimo tutta l’Italia, mentre La Spezia ha una linea singola per collegarsi con Parma.
Ma nonostante la superiorità infrastrutturale, Livorno ha 800 mila container in meno l’anno, segno che la gestione del porto è stata insufficiente, chissà se la provenienza ligure ha influito sulle scelte.
Ma la politica non guarda ai risultati, gli interessi sono altri, Livorno non conta più come una volta, ma viene ricordata solo vicino alle elezioni, per scomparire subito dopo nel nulla. Qualcuno potrebbe dire si stava meglio quando si stava peggio, riferito agli anni della famiglia Ciano. Io dico: si starebbe meglio ora se gli interessi pubblici prevalgono sugli interessi privati.
Rossi, vuoi veramente fare qualcosa per provare a cambiare rotta? Nomina un nome nuovo che abbia la voglia di cambiare, di modificare il trend negativo del porto, un nome toscano che possa pensare al bene della città.
Faccio presente che Livorno fa parte della Toscana.
PS: Notate quali cambiamenti avrà il futuro porto di Livorno
LA GENTE CHE SI INFORMA HA LA POSSIBILITA' DI CAMBIARE L'ITALIA
Oggi, a fine turno, incrocio un collega che mi ferma e mi racconta di
aver ascoltato il nostro vice presidente del Parlamento Luigi Di Maio.
Pensavo mi iniziasse la solita solfa, voi Grillini di qui, voi Grillini
di là, sempre verso una critica. Invece con sorpresa mi ha sottolineato
come le frasi di Luigi di Maio l'avessero colpito, gli è piaciuto molto e
che stava iniziando ad avvicinarsi a condividere le idee, evidenziando
come il gruppo avesse tanti giovani intelligenti.
Devo ammettere che non gli piace l'atteggiamento di Grillo, ma poco
importa, Grillo vale uno, possiamo non condividere il suo operato,
possiamo criticarlo, ma l'importante è svegliare le menti dal torpore
della bulimia della politica classica fatta dei vari Renzi e Berlusconi,
dove hanno abbandonato la morale e l’etica che esisteva subito dopo la
guerra.
Se riusciamo a capire che solo riportando la “questione morale” parlando di: “Quel che occorre, oggi, è l’attuazione di un programma di vero e proprio risanamento nazionale e ciò richiede un impegno comune e una collaborazione di tutte le energie popolari e democratiche”.
Non sono io a dirlo, ma un certo Berlinguer, persona stimata negli anni 70, dove gli scontri politici avevano un altro spessore morale.
Se riusciamo a capire che solo riportando la “questione morale” parlando di: “Quel che occorre, oggi, è l’attuazione di un programma di vero e proprio risanamento nazionale e ciò richiede un impegno comune e una collaborazione di tutte le energie popolari e democratiche”.
Non sono io a dirlo, ma un certo Berlinguer, persona stimata negli anni 70, dove gli scontri politici avevano un altro spessore morale.
Iscriviti a:
Post (Atom)






